GUCCINI - AUSCHWITZ: LA MEMORIA CHE PARLA ATTRAVERSO UNA VOCE INNOCENTE - Associazione Outsider Odv il valore della diversità

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giovedì 29 gennaio 2026

GUCCINI - AUSCHWITZ: LA MEMORIA CHE PARLA ATTRAVERSO UNA VOCE INNOCENTE

Immagine creata artificialmente a scopo illustrativo 


Auschwitz: la memoria che parla attraverso una voce innocente

Auschwitz, scritta da Francesco Guccini nei primi anni Sessanta, è una delle canzoni più dure e necessarie della musica italiana. Non è un brano facile da ascoltare, né da raccontare. È una canzone che non consola, ma costringe a ricordare.

Guccini sceglie un punto di vista devastante nella sua semplicità: a parlare è un bambino morto nel campo di sterminio. Non c’è rabbia nelle sue parole, non c’è accusa urlata. C’è solo una voce innocente che racconta l’orrore subito senza comprenderlo, ed è proprio questa innocenza a rendere il testo insostenibilmente potente.

Il bambino non sa spiegare perché sia stato deportato, non conosce la logica dell’odio, non comprende la follia della persecuzione. Sa solo che gli è stata tolta la vita. In questa scelta narrativa sta la più forte denuncia sociale del brano: quando l’umanità arriva a colpire i bambini, ogni giustificazione crolla.
Auschwitz non descrive direttamente le violenze, non indugia nel dettaglio. La sua forza sta nell’assenza di spettacolarizzazione. Guccini lascia spazio al silenzio, alla riflessione, al peso delle parole non dette. La tragedia emerge proprio perché non viene gridata, ma sussurrata.


Un brano che diventa atto di responsabilità collettiva. 

Non parla solo del passato, ma interroga il presente. Chiede a chi ascolta di non dimenticare, perché la memoria non è un esercizio storico, ma un dovere morale. Dimenticare significa rendere possibile che tutto accada di nuovo.
In Auschwitz non c’è spazio per l’eroismo, né per la retorica. C’è solo la constatazione di una perdita irreparabile: vite spezzate prima ancora di poter essere vissute. 

La canzone diventa così un monumento sonoro, fragile e potentissimo, contro ogni forma di odio, razzismo e disumanizzazione.
Ancora oggi, questo brano resta necessario. In un tempo in cui il linguaggio dell’odio riaffiora e la memoria rischia di affievolirsi, Auschwitz ci ricorda che la dignità umana non è negoziabile e che il silenzio, davanti all’ingiustizia, non è mai neutrale.
Ascoltare questa canzone non è solo un atto culturale: è un gesto di coscienza.




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