IL BAMBINO DEL TRAM - ISABELLA LABATE. LA STORIA VERA DI EMANUELE DI PORTO - Associazione Outsider Odv il valore della diversità

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sabato 31 gennaio 2026

IL BAMBINO DEL TRAM - ISABELLA LABATE. LA STORIA VERA DI EMANUELE DI PORTO

Emanuele Di Porto, il bambino del tram
immagine generata artificialmente a scopo illustrativo


Ricordare significa non solo celebrare, ma ripercorrere con cura e rispetto le storie personali che compongono la Storia. Tra queste, una delle più toccanti è quella di Emanuele Di Porto, raccontata nell’albo illustrato Il bambino del tram di Isabella Labate.

Era il 16 ottobre 1943 quando le truppe naziste irruppero nel Ghetto di Roma, dando inizio a un rastrellamento che avrebbe portato alla deportazione di oltre 1.000 persone di religione ebraica verso i campi di sterminio. Emanuele aveva allora dodici anni. 
Quella mattina, svegliato dai rumori, vide sua madre essere prelevata e obbligata a salire su un camion tedesco. In un istante di disperazione, corse verso di lei; e fu proprio sua madre a salvarlo: con una spinta riuscì a farlo scendere dal camion e a dirgli di andarsene per salvarsi.
Solo, senza adulti accanto, Emanuele si allontanò dal Ghetto e si rifugiò alla fermata di un tram. 
Lì, tra i sedili e sotto lo sguardo attento dei tranvieri romani, trovò protezione. I conducenti e i bigliettai del mezzo lo nascosero, lo sfamarono e lo custodirono per giorni, diventando per lui una rete di umanità in mezzo all’orrore di una città occupata. Solo quando un conoscente lo riconobbe poté tornare dalla sua famiglia.

Il libro di Labate non si limita a narrare gli eventi: dà voce alla testimonianza diretta del protagonista, restituendo al lettore la viva esperienza di un ragazzo che, in un momento estremo, affrontò paura, perdita e solitudine. La scrittura di Isabella Labate, autrice e illustratrice, è sobria e rispettosa, e l’albo è pensato anche per un pubblico giovane, perché la memoria non ha un’età ma richiede attenzione da tutte le generazioni.

Il rastrellamento del Ghetto di Roma
All’alba del 16 ottobre 1943, il Ghetto di Roma fu circondato dalle truppe naziste. In poche ore oltre 1.200 ebrei furono arrestati nelle loro case, senza distinzione di età. Dopo due giorni di detenzione nel Collegio Militare di via della Lungara, 1.022 persone vennero deportate ad Auschwitz; soltanto 16 sopravvissero.
Fu un’operazione rapida e spietata, avvenuta nel silenzio di una città occupata e con la responsabilità del regime fascista. Accanto all’indifferenza e alla paura, però, emersero anche gesti di aiuto: singoli cittadini, tranvieri, religiosi che scelsero di intervenire, spesso rischiando la propria vita. In questo spazio fragile tra violenza e solidarietà si colloca anche la storia di Emanuele Di Porto.

Cenni sull’autrice
Isabella Labate è nata a Savona nel 1968 e ha studiato illustrazione. Dal 1994 pubblica libri per ragazzi e ha lavorato con diverse case editrici in Italia e all’estero. Ha partecipato a importanti manifestazioni dedicate alla letteratura per l’infanzia e l’illustrazione e vive a Savona, dove continua il suo lavoro di narratrice visiva. Il bambino del tram è tratto dalle parole autentiche di Emanuele Di Porto e si inserisce nella più ampia riflessione sulla memoria, sulle scelte morali e sul valore di chi, in una situazione estrema, ha scelto di aiutare.
Questa storia ci ricorda che la memoria non è un’eredità da esporre, ma un’esperienza da continuare a vivere: attraverso la parola, il racconto e il confronto con chi ha vissuto l’ingiustizia sulla propria pelle. Ricordare Emanuele e sua madre significa ricordare l’umanità che resiste anche nei giorni più bui.





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