“L’essenziale è invisibile agli occhi.”
Una frase che conosciamo tutti, ma che spesso leggiamo senza fermarci davvero.
Il Piccolo Principe non è un libro per bambini. È un libro che parla agli adulti che hanno dimenticato.
Antoine de Saint-Exupéry ci racconta una storia solo in apparenza semplice. In realtà, ci mette davanti a una verità scomoda: crescendo, perdiamo la capacità di credere in ciò che non si può misurare, dimostrare o controllare.
Il Piccolo Principe crede. Crede nella sua rosa, anche se è imperfetta.
Crede nell’amicizia, anche quando fa male. Crede nel tempo dedicato, anche se non produce nulla.
E soprattutto crede senza bisogno di prove.
A Natale, questa storia assume un significato ancora più profondo.
Babbo Natale, come il Piccolo Principe, non esiste perché lo vediamo.
Esiste perché scegliamo di crederci. Perché abbiamo bisogno di dare spazio all’invisibile, alla gratuità, alla meraviglia.
Il problema non è smettere di credere a Babbo Natale. Il problema è smettere di credere che l’amore abbia valore anche quando non rende, smettere di credere che la gentilezza sia una forza. Smettere di credere che prendersi cura sia un atto rivoluzionario.
Il Piccolo Principe ci ricorda che diventare grandi non significa accumulare certezze, ma custodire domande. Non è sapere tutto, ma continuare a stupirsi.
Forse, allora, credere a Babbo Natale non è un’illusione infantile. È un esercizio di umanità.
Un modo per dire che non tutto deve essere spiegato. Che alcune cose esistono perché scegliamo di tenerle vive. E a Natale, più che in ogni altro momento, abbiamo bisogno di questo:
non di magie, ma di senso.
Non di favole, ma di fiducia.
L’autore
Antoine de Saint-Exupéry è stato scrittore, aviatore e poeta. Il Piccolo Principe, pubblicato nel 1943, è una delle opere più lette e tradotte al mondo. Attraverso una fiaba simbolica, l’autore riflette sul senso della vita, dell’amore e della responsabilità, parlando al cuore degli adulti attraverso lo sguardo di un bambino.

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