Nel 2023, in diverse università europee — tra cui Firenze, Torino, Madrid e Berlino — un gruppo crescente di studenti ha deciso di mettere a disposizione il proprio sapere per qualcosa di più grande di un voto o di un curriculum.
Hanno preso stampanti 3D, software open source, volontari e idee, e hanno iniziato a costruire protesi gratuite per bambini che, per vari motivi, avevano perso una mano, un braccio, o erano nati con una malformazione congenita.
La prima cosa che colpisce è che non sembrano protesi mediche.
Sono colorate, supereroiche, piene di fantasia.
C'è chi sceglie la mano di Spider-Man, chi quella di Iron Man, chi una pinza arcobaleno con brillantini.
Perché per un bambino, sentirsi speciale è importante quanto usare la mano.
Non vogliamo che questi bambini siano definiti da ciò che manca.
Lo ha detto una studentessa di ingegneria biomedica all’Università di Firenze, mentre mostrava una mano stampata in plastica leggera, completamente regolabile.
Il team lavora così:
1. Si incontra la famiglia.
2. Si gioca, si parla, si ascolta.
3. Si co-progetta insieme al bambino la sua mano.
4. La si stampa in 3D, pezzo dopo pezzo.
5. La si prova, si adatta, si colora, si lucida.
6. La si consegna come un dono, non come un dispositivo. Non c’è relazione di “assistito” e “esperto”. C’è incontro.
La scienza che non cura solo il corpo
Una madre ha raccontato che la figlia, dopo aver ricevuto la sua nuova “mano viola con stelle”, ha voluto mostrare a scuola la sua protesi davanti ai compagni.
Prima, teneva la manica lunga tirata fin oltre le dita. Dopo, la alzava con orgoglio.
Non è solo funzionalità. È identità.
È dire: “Non sono diversa. Sono io e sono completa.”
E perché lo fanno?
Gli studenti non sono finanziati da grandi aziende. Non cercano profitto.
Molti di loro dicono che qui hanno imparato la lezione più importante:
La tecnologia vale qualcosa solo se serve qualcuno.
Hanno scoperto che il sapere è un ponte — non una torre da difendere.
Un movimento che cresce
Questi progetti fanno parte di una rete globale chiamata e-NABLE, nata negli Stati Uniti e diffusasi in tutto il mondo.
Gli studenti italiani ne stanno diventando colonna portante.
Ogni volta che una stampante 3D si mette in moto, da qualche parte, si accende una speranza silenziosa.
Una speranza che ha il colore del personaggio preferito di un bambino.


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